La vegetazione Flora
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Le glaciazioni del quaternario hanno respinto a latitudini assai più basse della pianura padana qualsiasi pianta che non era adattata al clima artico o alle alte quote, allontanando anche geneticamente le specie preesistenti. La flora che ha poi ricolonizzato le Alpi dopo la terza ed ultima oscillazione climatica dell’ultima glaciazione di Wurm, circa 10-12.000 anni fa, era molto più omogenea rispetto a quella attuale.
La vegetazione che vediamo oggi è il frutto di oscillazioni climatiche della fase post glaciale che, in un’alternanza di fresco e caldo, secco e umido, hanno creato le condizioni per l’arrivo di piante da aree geografiche diverse in cui il clima aveva appunto quelle caratteristiche. I successivi mutamenti ne hanno poi intrappolato una parte lasciandola a testimonianza dei climi del recente passato geologico.
In estrema sintesi prima i fondovalle vennero ricolonizzati dalla vegetazione dei pascoli alpini seguita dalla betulla; in seguito comparve il pino silvestre, originario della Siberia, molto adattabile ai climi secchi e freddi. In una fase successiva, che si può datare dal 5.000 al 3.500 a.C., il clima tornò ad essere più caldo dell’attuale favorendo specie mediterranee come le querce, il nocciolo, il leccio e il ginepro ossicedro, le ultime due particolarmente legate ad un areale mediterraneo.
Un successivo leggero raffreddamento, e un aumento dell’umidità, creò le condizioni per l’arrivo del faggio e dell’abete bianco dalle regioni Atlantiche; poi il clima tornò ad essere un poco più caldo e più secco. Dopo il 1.000 a.C. le oscillazioni climatiche non sono più state altrettanto ampie e le presenze mediterranee nella vegetazione, come l’ulivo e il mandorlo, devono essere attribuite alla mano dell’uomo.

La vegetazione erbacea ha subito le stesse vicissitudini e nelle oasi xerotermiche sono presenti graminacee tipiche delle steppe nell’Europa dell’est che qui hanno trovato condizioni adatte grazie alla loro capacità di resistere alle siccità estive. Tra le più interessanti, la Cleistogenes serotina (= Diplachne ser.), la Trisetaria cavanillesii e, soprattutto, le splendide Stipa capillata e Stipa pennata che, nella tarda estate, spiegano al vento i loro bellissimi pennacchi argentei. Tra le specie steppiche da segnalare anche una piccola salvia selvatica, la Salvia aethiopis e la Crupina vulgaris.
Altre specie sono invece da segnalare per la loro rarità: la Leuzea conifera (= Centaurea conifera), con fiori porporini, e un raro arbusto ginestriforme, la Ephedra helvetica, che sulle Alpi si trova solo in valli di Susa e di Cogne, nei pressi di Trento e nel Vallese svizzero.
Parlando della vegetazione non si possono trascurare le orchidee selvatiche, protagoniste di splendide fioriture. Tra le tante si può ricordare la Cephalanthera rubra, l’Orchis purpurea [foto], l’Orchis coriophora, l’Anacamptis pyramidalis, l’Ophrys myodes, l’Ophrys fuciflora [foto], l’Orchis tridentata, la Cephalantera ensifolia e il Limodorum abortivum.