La preistoria Tracce del passato
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Nell’Europa centro occidentale il modo di vita neolitico, caratterizzato da una prevalenza dell’agricoltura e dell’allevamento sulla caccia a la raccolta, si afferma definitivamente con il V millennio a.C. quando due culture caratterizzano gli opposto versanti delle Alpi Occidentali: quella di Chassey in Provenza e quella del Vaso a Bocca Quadrata nella valle padana.
Nel bacino della Dora Riparia questo passaggio avviene solo alla fine del V millennio a.C.
In questo periodo le condizioni climatiche atlantiche (aumento dell’umidità e temperatura media di qualche grado superiore all’attuale) determinano un fondovalle boscoso e paludoso percorso da un fiume dal corso irregolare e favoriscono lo stanziamento sui versanti a quote medie.
I gruppi della pianura padana non risalgono molto la valle e pongono i loro insediamenti in posizioni leggermente rilevate sul fondovalle. Ne è un esempio S. Valeriano di Borgone.
La civiltà di Chassey mostra invece una maggiore vitalità e colonizza i massicci interni.
Nella già citata S. Valeriano si trovano tracce del contatto di questa civiltà con quella della valle padana, ma è soprattutto il sito della Maddalena di Chiomonte che ci conferma la presenza di stanziamenti della civiltà di Chassey al di qua dello spartiacque (4000-3500 a.C.).
Nella seconda metà del IV millennio a.C. l’Europa centro occidentale vive una serie di trasformazioni, il grande mondo di Chassey si frantuma in tanti episodi regionali e a partire dal 3500 a.C. si diffonde la vera metallurgia del rame (Età del Rame o Calcolitico).
Nel bacino della Dora Riparia queste trasformazioni tardano ad arrivare e nella metà del III millennio a.C. vi vivono genti inserite nella tradizione della civiltà tardo-neolitica. Non solo negli oggetti, ma anche nel modo di vita, ben poco è variato rispetto ai tempi neolitici.
L’allevamento dei caprovini, una limitata agricoltura, la caccia a grandi erbivori e la raccolta dei prodotti del sottobosco rappresentano sempre l’economia di queste comunità. È quasi assente i metallo e anche i materiali importati, come la selce, si riducono sensibilmente.
Il popolo che abita le Alpi Occidentali, e il bacino della Dora Riparia in particolare, poco permeabile alla cultura della pianura, mantiene vive le tradizioni indigene e lungo il III millennio a.C. da vita a una prima originale civiltà alpina detta Gruppo Dora-Chisone-Arc. di cui sono state trovate tracce nell’Orrido di Chianocco.
Alla fine del III millennio a.C. in Europa la metallurgia del bronzo assume un ruolo economico e sociale di rilievo, ma la transizione tra l’ambiente calcolitico tradizionale e la cultura dell’Età del Bronzo è poco nota sui massicci delle Alpi Occidentali.
Sono forse da riferire in parte a questo momento le incisioni rupestri più antiche individuate tra Mompantero e Foresto dove non mancano anche tracce di abitati.
È probabile che la scarsità di informazioni tradisca una certa decadenza del mondo alpino, anche sul piano demografico.
Con la metà del II millennio a.C. si riconosce un rinnovato dinamismo delle comunità alpine, si avvia una metallurgia locale e si fondano nuovi abitati, tra cui quello di Villarfocchiardo.
Nel XII secolo a.C. si esauriscono o si contraggono i grandi insediamenti della Maddalena di Chiomonte e di Villarfocchiardo ed altri sorgono in posizioni più sicure militarmente (Cascina Parisio a Susa, Gandoglio a Borgone). I segni della presenza del nuovo popolo celtico si avvertono nella completa frattura rispetto ai resti della cultura materiale precedente.
Le novità investono anche le pratiche di culto: la punta di lancia rinvenuta presso il rif. Cà d’Asti, a 2854 metri di quota sul Monte Rocciamelone, potrebbe costituire un’offerta votiva alla montagna stessa. Esprimerebbe un culto celtico per le vette di cui sono un’eco le “matronae” a cui i romani intitolarono il Monginevro.